VegChef diVerso

Parole e poesia per la cucina

VITRIOL - Rettificando in Cucina, con ricetta.

VITRIOL (Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem): questa frase esoterica invita alla trasformazione interiore. La cucina ha a che fare con la trasformazione della materia. Come mettere in rapporto tutto ciò?

VITRIOL in cucina

(giocando con il 7)


Assisto assorto alla rivoluzione

che ad ogni stagione affascina e sovrasta

di te Natura, che in forme contratte di Terra,

presenti a me il volto luminoso dello Spirito.

Eccomi! Sono Io! Del tuo tessere cura avrò, cura

della tua vulnerabilità. Senza ferirti, donando:

in punta di coltello, in giro di cucchiaio.




Domanda in premessa: ma tu, quando contempli un quadro, vedi solamente un'accozzaglia di macchie sparse di colore, o vedi qualcosa d'altro?


Vetriolo “Nome generico di certi solfati di metalli bivalenti, a lucentezza vitrea, cristallizzati con 7 molecole di acqua, fra loro isomorfi: v. bianco o v. di zinco, v. verde o v. di ferro e, più raramente, v. rosso e v. rosa; a essi va aggiunto il v. azzurro, che tuttavia cristallizza con 5 molecole di acqua.”

Questa la definizione di Treccani di Vitriol, Vetriolo
Chissà se il numero di 7 delle molecole d’acqua per cristallizzare il solfato è casuale. Chissà se è causale come lo è il 7 dei giorni della Creazione nella Genesi e della settimana, o i 7 anni per l’inizio della seconda dentizione, o le 7 note o i 7 pianeti e i 7 metalli nella tradizione esoterica. O le 7 frasi della preghiera del Padre Nostro.
Chissà.

Chissà perché i numeri!

Sembra però che i numeri abbiano un loro perché. A detta di chi qualcosa ne sa.
Rudolf Steiner, ad esempio.  Nel ciclo di conferenze sul vangelo di Marco, così argomenta a proposito del finale del libro dei Maccabei, l’ultimo della Bibbia prima dei Vangeli, che narra la guerra con il re Antioco e il martirio dei 7 figli dei Maccabei. Il lettore, egli dice, ...

“...ha dinanzi a sé, da un canto, i sette figli dei Maccabei, e dall’altro, i cinque figli di Matatia. Cinque figli di Matatia e sette figli della madre dei Maccabei – questo ci dà un numero strano, il numero dodici, che di solito s’incontra anche quando ci s’inoltra nei segreti dell’evoluzione. Il numero dodici alla fine dell’Antico Testamento, descritto in un punto culminante!” (nel cap. 2 delle conferenze sul Vangelo di Marco)


Eh, son Misteri!

Del resto noi stessi esseri umani siam misteri, che abitiamo misteri. Chissà da dove veniamo, chissà dove andiamo…
Ma essendo costruiti della stessa sostanza, quella del mistero (che, ricorda Shakespeare, è la “stessa di cui sono fatti i sogni”), possiamo abitarla, cavalcarla, possiamo giocare!
E allora giochiamo. Sempre molto seriamente, sia chiaro. Un gioco si gioca seriamente: avete mai visto un bambino prendere sottogamba un suo gioco?


Giochiamo con Vitriol, e con il 7

Possiamo giocare usando la metafora, che secondo alcuni stimati scienziati è uno strumento molto più efficace della logica per definire la nostra relazione con il mondo: lo ha affermato per tutta la vita, ad esempio, Gregory Bateson:

“La metafora non è solo una belluria poetica, non è logica buona o cattiva, ma è di fatto la logica su cui è stato costruito il mondo biologico, è la principale caratteristica e la colla organizzativa di questo mondo del processo mentale che ho tentato di tratteggiare.”

La metafora è il linguaggio con cui il mondo stesso è costruito e si esprime.
E allora possiamo usare la metafora per interpretare in vari ambiti il Sette, le lettere di VITRIOL.
Che è l’acronimo per

“Visita Interiora Terrae, Rectificando Invenies Occultum Lapidem»:

«Visita l'interno della terra, operando con rettitudine troverai la pietra nascosta».
Si tratta essa stessa di una metafora, riprendente un motto dei Rosacroce, che in alchimia va a identificare la Grande Opera, l’opera di trasformazione della materia.
Sette le parole, quella di centro è “Rectificando”. Tre parole prima, tre parole dopo. Più che operare con rettitudine, mi ritrovo nell’idea che nasce dal termine “rettificare”: correggere, agire per trasformare. Per un alchimista, forse, “distillare”, estrarre da quanto ricevuto l’intima essenza.
Le prime tre parole “Visita Interiora Terrae”, indicano una azione percettiva: visita l’interno della materia (la Terra va letta come: materia). Cogli, in forma attiva, ma solo attivando i tuoi sensi, prima del tuo intervento di presenza, l’intima essenza dell’anima delle cose, della materia.
Tutto è fatto di terra, tutto il visibile è materia. Ma la materia, nella sua "interiorità", ci propone anche altro da sé, ci racconta qualcosa di più.

Altrimenti, guardando un quadro, vedremmo solo un'accozzaglia di colore in forme, e non una immagine, una realtà, una rappresentazione (non visibile in sé nella percezione pura del colore, ma tuttavia offertaci attraverso la percezione, e accostabile in noi, quando lo colleghiamo alla nostra presenza, a un concetto: se vediamo che i colori tratteggiano un volto di donna, è corrispondenza tra la rappresentazione del volto di una donna e il concetto che in noi ci fa dire: "é il volto di una donna". Servono entrambi i passaggi: Il mondo che parla, noi che ascoltiamo. 

Tornando a VITRIOL: Visita Interiora Terrae.
E poi Rettifica. Ovvero agisci in te, porta a bilanciamento. Trova il tuo centro e il tuo equilibrio rispetto al mondo che ti incontra, riconosci l’interiorità al di là dei sensi. Fai emergere la Tua Presenza.
La Presenza quindi. Il riconoscimento che l'esplorazione dell'interiorità della materia ti parla, parla a qualcosa di te. Fai emergere la tua Presenza.
A seguire, le ultime tre parole: "Invenies Occultum Lapidem". Scoprirai la pietra occulta. Scoprirai la pietra di fondazione del tuo “essere nel mondo”, che non è una banale pietra di scarto, ma quella che serve per costruire il tuo tempio, la tua realtà vera ed autentica. Il tuo essere “Dono alla terra”.
Scoprirai il modo retto di agire, perché il riconoscimento della Presenza, rettificando, portando in te il vibrato di quella materia della quale hai avuto capacità di ascolto, farà sì che tu possa anche riconoscere la Pietra Occulta, la ragione e la fondazione del tuo "essere qui", la tua vera essenza.

Rectifica è al centro, è il cuore, il fulcro della bilancia.

Prima la base, raccogli le informazioni con la tua capacità di percezione. Poi rettifica, scoprirai altre forme, per la costruzione, per l’offerta, che da questo riconoscimento, arriva.
Prima ricevi, poi offri. In una situazione che è però priva di consequenzialità di azione, il prima e il dopo come qualcosa di più e di meno del tempo, al di là del tempo.

Tutto si realizza nell’istante, che è senza tempo.

Riconoscere è agire. Riconoscere è essere fedeli alla propria anima che è intessuta di azione, e che è l’anima delle cose. Una volta colta questa corrispondenza, tutto va bene, nella nostra azione, NOI STIAMO SEMPLICEMENTE ARTICOLANDO LA NOSTRA AUTENTICITÀ. Con quello che stiamo facendo, nulla di più, nulla di meno.

Questa è, in cucina, “Cucina Relazionale”!

Non aver paura di dialogare con la materia che trasformiamo, non farci condizionare neppure dal “mi piace-non mi piace”, dal giudizio. Ma “sentire”: cogliere l’anima che si esprime con lo stesso linguaggio che si esprime in noi, nelle cose, nel mistero.
E giocare.
Ovviamente, parlando di cucina (così come di qualsiasi altra azione materiale), il confronto con le cose si media con l’esperienza. Ma l’esperienza si fa e cresce imparando il linguaggio attraverso il quale si esprimono le cose e ci esprimiamo pure noi. La metafora e il mistero.
Cucinare è davvero come affondare il coltello nel mistero, cavalcare un passaggio che da materia crea materia, esprimere un soffio vitale che "non si sa dove venga, né dove vada". Possiamomsolo seguirlo, ed ascoltarlo, seguirci, ed ascoltarci.

"Lascia tutto e seguiti" (Franco Battiato)

Possiamo continuare a seguire procedure e ricette per una vita, senza capire quello che stiamo facendo. Senza entrare in una vera relazione. Così come si può rimanere analfabeti, in un paese straniero. Oppure imparare la lingua, la sua verità, con il confronto.

Tutti possiamo imparare una lingua! Tutti siamo in grado di creare una cucina autentica, relazionale.


Giochiamo con il sette anche in cucina, allora.
Lo faremo usando l’uovo, una perfetta metafora per il centro: “Rectificando”. Chi o che cosa può offrire una immagine calzante di questo termine, se non l’uovo?
E’ spazialmente un centro, è lo strumento che la natura offre per la nuova nascita, è un concentrato di vita che si concentra, per poi irraggiare nuovamente vita, ancora vita.
La ricetta contiene uova, latte e formaggi, alimenti che il mondo animale ci dona, per realizzare vita. Cerchiamo di esserne grati, e diffondiamo vita anche noi, nella nostra offerta al mondo

Uovo in cocotte al radicchio tardivo

in sette passi e sette ingredienti


Ingredienti   
Base, accoglienza: olio extravergine, latte, patate bollite
Centro, presenza: Uovo
Finale, donazione: fonduta di formaggi, radicchio tardivo, parmigiano


Procedura

  1. Si prepara a parte la fonduta, sciogliendo a bagnomaria 1/3 panna liquida, ½ formaggio latteria, 1/6 parmigiano grattato
  2. Si prepara la base: olio evo, patate tagliate a fette e latte intero fino a coprire appena le patate. Si condisce con sale e aromi.  
  3. Si rompe l’uovo, in centro alla ciotola: presenza.    
  4. Si prepara la copertura, iniziando con il radicchio tagliato.   
  5. Si copre il radicchio con la fonduta.   
  6. Si cosparge infine la fonduta di parmigiano.  
  7. Si inforna a 190°C per circa 25 minuti.


Il risultato dovrebbe portare l’uovo a “sciogliersi” nel latte, confondendosi nella Presenza, che si offre al mondo. Che in questo caso è il piatto.


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Ecco, abbiamo giocato un po’, con il numero sette, citando la Bibbia, Steiner e cucinando uova. Nulla di sacrilego! 
Potremmo anche aver citato “Sette spose per sette fratelli”, o i Sette Samurai!!
Saremmo comunque sempre noi, Rectificando.
Importante è davvero trovare la Presenza, il centro del mondo tra percezione e azione.
Possiamo farlo. Anche in cucina!
Se avete piacere, seguite il mio Canale di VegChef o di Cucina Relazionale, o ancora il mio canale di poesia, Menestrello on Demand.
Troverete altri contenuti di questo tipo. tra poesia, cucina e riflessioni.

Grazie del Gusto!

VegChef diVerso

(in copertina, la "Madonna Litta" di Leonardo da Vinci (e scuola), dall'Ermitage: un esempio piuttosto speciale di nutrimento, tra materia e Spirito.)

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